Despair is the fate of the realists who know something about sin, but nothing about redemption.
Self-righteousness and irresponsibility is the fate of the idealists who know something about the good possibilities of life, but know nothing of our sinful corruption of it

(Reinhold Niebuhr)

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sabato 30 marzo 2013

L'ennesima giravolta di Terzi: il Ministro si dimette, senza ammettere i propri errori



Il Ministro degli Esteri ha annunciato le proprie dimissioni. Contrariamente a quanto affermato venerdì scorso nell'intervista a Repubblica, Giulio Terzi di Sant'Agata ha compiuto l'ennesima 'giravolta'. 
«Mi dimetto», ha affermato durante l'audizione alla Camera, «in disaccordo con la decisione di rimandare i marò in India», dal momento che «le riserve da me espresse non hanno prodotto alcun effetto e la decisione è stata un’altra». «Mi dimetto», ha insistito, «perché solidale in modo completo con i nostri marò e con le loro famiglie». «Ho atteso fino a oggi per dimettermi», ha pertanto spiegato, «perché volevo venire qui in Parlamento come sede della sovranità» popolare. Insomma, quella dell'ex Ambasciatore negli Stati Uniti sarebbe una voce 'saggia', ma colpevolmente «inascoltata».   
Assai differenti - e, proprio per tale motivo, interessanti - le dichiarazioni del Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, il quale ha ribadito con forza: «non abbandonerò la nave in difficoltà. Sarebbe facile dimettermi ora, ma non lo farò». Aggiungendo, non senza una vena polemica, che «le valutazioni di Terzi» sulla vicenda dei marò «non sono quelle del governo». 
Purtroppo, le parole diametralmente opposte di Terzi e di Di Paola dimostrano la lungimiranza delle osservazioni che Massimiliano Latorre aveva affidato a una mail indirizzata all'amico Toni Capuozzo. Il fuciliere della marina, infatti, aveva osservato come non era il momento delle divisioni o dello scaricabarile delle responsabilità. Piuttosto, la 'tragedia' che vede coinvolto ancora lui e Salvatore Girone rende urgente e necessaria l'unità delle istituzioni e della classe politica.
Con questa sua ennesima 'giravolta', che sembra avere come obiettivo primario il desiderio di rifarsi una personale verginità diplomatica (ormai, tuttavia, irrimediabilmente perduta), Terzi mette in mostra i suoi contrasti mai sopiti con Mario Monti. E' al governo e non al Ministro degli Esteri - sembra suggerire Terzi, non proprio tra le righe - che va addossata la colpa del rientro dei marò in India. Tentando - con onestà o, forse, con un estremo atto di opportunismo politico - di mettersi dalla parte dei marò, Terzi non ha di fatto ammesso le proprie colpe nella 'dilettantesca' gestione che sin dall'inizio ha accompagnato la vicenda.  
Mentre Massimiliano e Salvatore sono in India a testimoniare con forza l'onore e la dignità  del nostro Paese, Terzi sembra aver perso una buona opportunità per compiere un atto di umiltà e di responsabilità. L'atto delle dimissioni, infatti, era più che dovuto e motivato. Francamente, proprio per rispetto a Latorre e Girone, era auspicabile che in Parlamento non si dovesse assistire all'ennesimo giro di valzer.     


* Questo post è già stato pubblicato su Linkiesta il 26 marzo 2013. 

Marò: «Tutti insieme nessuno indietro»



La politica è ancora una volta divisa. Divisa su tutto. Le fibrillazioni e il malcontento delle segreterie dei partiti sembrano avere come unico orizzonte quello di una assai difficile formazione del prossimo governo. I 'capibastone' si attaccano l'un l'altro.
Dall'altra parte del mondo, intanto, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono gli unici a rappresentare l'onore e la dignità italiana. Il ceto politico del nostro Paese si rimbalza accuse. E, al tempo stesso, trova alibì. Il nostro 'dilettantesco' Ministro degli Esteri riferirà alle Camere della vergognosa gestione della controversia con l'India. E, in un certo senso, ciò sembra bastare.
Invece, Latorre ha scritto una mail a Toni Capuozzo, conduttore di Terra!:   
Caro Toni non ci serve ora sapere di chi sia stata la colpa, perché non ci porta a nulla e tanto meno non porta a nulla che le forze politiche si rimbalzino le responsabilità. Quel che vi chiediamo ora è non divisione ma, come i nostri fucilieri, mettetevi a braccetto, unite le forze e risolvete questa tragedia. Come dicono i fucilieri: tutti insieme nessuno indietro. Siamo italiani dimostriamolo, come hanno fatto loro
Nell'appello di Latorre - ancora una volta, l'Italia deve imparare - non solo è contenuta la giusta preoccupazione dei due fucilieri per una situazione la cui soluzione appare ancora lontana, ma anche e soprattutto traspare un monito - in piena sintonia con quello di Napolitano - per l'intera politica italiana. Anzi, per l'intero Paese, che speriamo riporti a casa i nostri due ragazzi: «Tutti insieme nessuno indietro»!



* Questo post è già stato pubblicato su Linkiesta il 25 marzo 2013. 

giovedì 8 marzo 2012

Il naufragio dello Ius Gentium







Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò del San Marco accusati di aver ucciso dei pescatori lo scorso 15 febbraio, sono in un carcere in India dal 6 febbraio. Il fatto è avvenuto in acque internazionali, i nostri soldati hanno agito nell'ambito delle loro funzioni (quindi, sono naturalmente soggetti alla legge italiana), ma l'India contro ogni norma di diritto internazionale e marittimo li tratta alla stregua di delinquenti comuni.
Le tensioni diplomatiche tra Italia e India possono creare un pericoloso precedente. E mettere in crisi uno strumento di lotta alla pirateria. Stupisce non solo che ciò avvenga tra tre snodi strategici fondamentali per il commercio internazionale (ossia il Canale di Suez, lo Stretto di Hormuz e quello di Malacca), in cui dovrebbe essere garantita grazie alla cooperazione internazionale e nell'interesse collettivo una via di navigazione sicura, ma anche che - per convenienze politiche interne - a determinare una tale situazione sia l'India. Una nazione che tra gli emergenti Paesi Brics rappresenta un punto di riferimento - certo pieno di limiti e incongruenze - per l'intera comunità internazionale.
Per il momento, la situazione appare confusa e in divenire. Tuttavia, ci auguriamo che l'Italia faccia sentire con ancora più forza la propria voce, affinché per i nostri marò si apra una speranza e non un incubo. Inoltre, speriamo che lo Ius Gentium venga presto tratto in salvo da un sicuro naufragio.