In The Cycles of American History, Arthur M. Schlesinger Jr. ebbe a
osservare che «le concezioni americane di politica estera sono correlate alla
vecchia disputa tra esperimento e destino, tra gli Stati Uniti intesi come una
nazione tra tante, capace come tutte le altre di impulsi angelici e di bramosie
predatorie, e gli Stati Uniti intesi come una nazione eletta, designata dalla
Provvidenza a redimere il mondo caduto». Alla vigilia del terzo e
ultimo dibattito tra i candidati alla Casa Bianca, quelle osservazioni
risultano ancora attuali. Obama e Romney, infatti, sembrano incarnare bene le
contrastanti prospettive degli Stati Uniti concepiti rispettivamente come
esperimento o come destino. [continua a leggere]
Despair is the fate of the realists who know something about sin, but nothing about redemption.Self-righteousness and irresponsibility is the fate of the idealists who know something about the good possibilities of life, but know nothing of our sinful corruption of it(Reinhold Niebuhr)
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lunedì 22 ottobre 2012
venerdì 19 ottobre 2012
Quale sarà il volto dell'America nel mondo?
«Un incubo per Israele se vince
Obama». Non poteva essere più esplicito Rupert Murdoch. Qualche giorno fa, dal suo
profilo twitter il magnete australiano ha ribadito l’appoggio a Mitt Romney in
modo molto deciso, quasi fragoroso. Ma, al di là della ruvida e abrasiva
polemica, quale visione – se una visione davvero esiste – offre il candidato
repubblicano del ruolo dell’America nel mondo? In che cosa si discosta da
quella di Obama? [continua a leggere]
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